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  • Phomopsis Viticola
  • Divisione: Eumcota
  • Sott. Div.: Deuteromycotina

 


Identificazione e sintomi

L’Escoriosi colpisce soprattutto i giovani tralci su cui provoca delle caratteristiche lesioni od escoriazioni, più o meno profonde, che danno il nome alla malattia.

SINTOMI SUI TRALCI

Sui tralci si evidenziano delle lesioni necrotiche presenti soprattutto sui tessuti erbacei verdi; tuttavia rimangono visibili anche dopo i processi di lignificazione. I tralci colpiti imbruniscono nella zona corticale mentre la scorza assume una colorazione chiara; su di essa si formano delle pustole nerastre punteggiate che rappresentano la fruttificazione picnidica. Il tralcio, quando le lesioni interessano vaste aree ed arrivano fino al meristema cambiale, dissecca; in ogni caso il tralcio presenta tessuti più deboli, minor vigoria, accecamento di alcune gemme con conseguente minor produzione  di germogli (quindi uva), ed infine, i germogli che riescono a vegetare presentano una crescita stentata. I sintomi sugli altri organi generalmente atipici, sono la diretta conseguenza del danno sui tralci.


Ciclo biologico ed epidemiologia

Si identifica solamente la fase riproduttiva agamica; esso si conserva nell’ambiente come picnidio, cioè corpo fruttifero agamico contenente i rametti conidiofori portante i conidi (pustole nere).

Questi picnidi si concentrano sia sui tralci colpiti che nella vegetazione infetta caduta a terra.

Il fungo, durante l’inverno, può conservarsi anche come fase miceliare latente nelle gemme.

L’infezione comincia in primavera, soprattutto nei periodi molto umidi e piovosi, mediante i conidi che si liberano dai picnidi in germinazione.

Durante la germinazione i picnidi formano un caratteristico cirro giallastro che contiene, avvolti in massa mucillaginosa, i conidi.


Lotta

La lotta comprende sia interventi preventivi che chimici diretti.

Gli interventi preventivi consistono in una potatura di rimonda che elimini i tralci colpiti ed una accurata pulizia dai residui rimasti.

La lotta chimica si esegue alla rottura delle gemme o al pianto con prodotti di vario tipo prestando attenzione ai dosaggi e alle somministrazioni. Successivamente a questo intervento devono seguirsi altri di completamento, da farsi dopo il germogliamento, utilizzando ditiocarbammati oppure prodotti endoterapici. Questi trattamenti, anticipati rispetto a quelli antiperonosporici, possono essere anche 2 o 3 e vanno comunque eseguiti con dosi di principio attivo maggiori a quella del normale utilizzo come antiperonosporico. In zone epidemiche e favorevoli al patogeno i suddetti interventi possono essere eseguiti anche in estate per evitare gravi danni ai tralci e ai grappoli.

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