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E’ ampiamente dimostrato che i sistemi colturali misti, e la diversificazione vegetale che ne consegue, comportino un aumento di biodiversità: il beneficio più importante risiederebbe nell’aumento del potere tampone dell’agroecosistema e, di conseguenza, in una sua maggiore auto-regolazione. La maggiore densità di insetti dannosi è presente nelle monocolture o nelle situazioni di minore diversificazione vegetale.

Una prima ipotesi per spiegare questo fenomeno, consiste nel vantaggio che gli insetti fitofagi traggono dalla monocoltura in virtù della concentrazione elevata di piante ospiti, in particolare riferimento alle specie che vivono esclusivamente o prevalentemente a spese di quella coltura (monofagi o oligofagi). In un sistema policolturale, invece, le piante associate alla coltura principale ostacolerebbero gli insetti fitofagi, mascherando ad esempio gli stimoli utilizzati nella ricerca della pianta-ospite, o riducendo i movimenti fra una pianta e l’altra.

Altra ipotesi è quella dei nemici naturali. La minore densità di fitofagi negli habitat diversificati sarebbe dovuta principalmente alla maggior abbondanza di nemici naturali, parassitoidi e predatori, favoriti dalla maggiore presenza di prede o ospiti alternativi, di sorgenti nettarifere e zuccherine e, in generale di microhabitat suscettibili alla loro permanenza e moltiplicazione, rappresentati da aree di rifugio come siepi e fasce erbose. Ad esempio, nelle colture annuali che vengono distrutte o rimosse subito dopo la raccolta, la sopravvivenza dei nemici naturali può dipendere esclusivamente da prede viventi su piante esterne alle colture. Se queste piante sono vicine alla coltura, i nemici naturali potranno colonizzarla tempestivamente e in gran numero. Inoltre i nemici naturali presenti nell’ambiente possono subentrare a quelli presenti sulla coltura qualora questi siano uccisi o allontanati dalle pratiche colturali (trattamenti antiparassitari, lavorazioni del terreno, rotazioni).

Entrambe le ipotesi non si escludono a vicenda e molto probabilmente concorrono nello spiegare l’aumento della stabilità in un agroecosistema diversificato, dove le interazioni ecologiche fra piante, insetti dannosi alle colture e insetti utili ausiliari, creano un elevato livello di complessità.