Asparago Asparagus officinalis L. Liliacee


L’asparago è una pianta perenne appartenente alla stessa famiglia di aglio, cipolla e porro, che cresce spontanea in luoghi freschi e selvatici, sabbiosi e pietrosi, in radure, boschi, siepi e lungo i fiumi nell’Europa centro-meridionale, in Asia occidentale e centrale, nell’Africa settentrionale e nell’Italia tutta, dal mare ai colli compresa la Sicilia. Gli asparagi coltivati derivano proprio da questa pianta e la parte che usiamo nell’alimentazione sono i cosiddetti ”turioni” o germogli primaverili.

Che l’asparago piacesse da tanto tempo è deducibile da alcuni bassorilievi che ne testimonierebbero l’uso perfino nell’antico Egitto e poi presso i Greci, i Romani e in seguito fino a noi, soprattutto dove c’erano a disposizione terreni sabbiosi, fertili e sciolti. Inutile dire che in un così lungo arco di tempo le varietà coltivate si sono molto differenziate, ma le caratteristiche nutritive e terapeutiche sono comunque sempre simili. L’alto contenuto di acqua (91,4%) impedisce alte presenze di nutrienti, ciò nondimeno possiamo osservare che accanto ai lipidi (0,2%), ai protidi (3,6%) e ai glucidi (3,3%) si trovano molti minerali fra i quali primeggiano il calcio, il fosforo, il magnesio e soprattutto il potassio. Fra le vitamine, tutte le più importanti sono rappresentate, ma in maggior percentuale la C e la protovitamina A. Inoltre, l’asparagina e l’arginina (due amminoacidi), alcuni eterosidi, mucillagini e acidi organici sono composti caratteristici di questa pianta. Da notare il metilmercaptano, un principio volatile solforato che conferisce il caratteristico odore alle urine di chi ha mangiato asparagi: essendo una delle sostanze cui sono più sensibili i recettori olfattivi dell’uomo, il mercaptano, composto organico simile, viene impiegato come odorizzante dei gas naturali onde segnalare precocemente eventuali pericolose fughe di gas.

Indicazioni

Mangiare i turioni dell’asparago, oltre a essere una grande soddisfazione del palato, può servire in caso di obesità, cellulite e in tutti i casi di ritenzione di urina. E’ probabile che questa marcata azione diuretica sia da ascrivere all’alta presenza di potassio in questo alimento. Può giovare molto al fegato, al rene e al cuore quando vi siano processi cronici legati a congestione e a ristagno di liquidi (edema). Una precisazione: in genere gli asparagi vengono lessati e l’acqua di cottura viene gettata, ma se si vogliono sfruttare al massimo le loro proprietà terapeutiche è senz’altro meglio consumarli in minestre in cui sia conservato tutto il brodo di cottura.

Preparazioni e dosi

In medicina dell’asparago si usano le radici dopo opportuna essiccazione al sole o in forno a basse temperature (non oltrepassare i 35°C). Infuso e decotto al 5%, tre bicchieri al giorno come aperitivo, diuretico e dimagrante. Questo idrolito possiede altresì proprietà leggermente sedative del cuore ed espettoranti del catarro bronchiale. Ecco ora la ricetta per preparare il noto sciroppo diuretico alle cinque radici, adatto a promuovere un’abbondante diuresi in chi soffre di ritenzione di liquidi: 100 grammi di radice di asparago; 100 grammi di radice di finocchio; 100 grammi di radice di prezzemolo; 100 grammi di radice di sedano; 100 grammi di radice di pungitopo; 2 Kg di zucchero; 3 litri di acqua. Si mettono in acqua e si fanno bollire per 20 minuti le radici contuse o, meglio, polverizzate. Si segue la fiamma e si lascia in infusione per 15 minuti. Si filtra e, a caldo, si aggiunge lo zucchero al liquido limpido. Si fa quindi bollire ancora per 3 minuti, si filtra una seconda volta e si conserva in flacone di vetro scuro. A seconda dei casi se ne assumono da 2 a 6 cucchiai al giorno. In caso di concomitante ipertensione arteriosa, si utilizzano 80 grammi di ciascuna radice e si aggiungono, negli ultimi 2-3 minuti di bollitura, 80 grammi di foglie di olivo. Importante: la cura con lo sciroppo diuretico va adottata solo dopo diagnosi medica ed esclusione di controindicazioni.


Avvertenze

Poiché l’asparago esercita un’azione diuretica piuttosto energica, deve essere utilizzato con prudenza nei soggetti sensibili, predisposti ai calcoli renali e alla renella, alla gotta, al reumatismo articolare acuto, alle flogosi (infiammazioni) del rene e delle vie urinarie, al diabete e alle albuminurie (presenza di proteine nelle urine). Come tutte le piante ”energiche”, è inoltre opportuno che venga usato con moderazione nei bimbi piccoli, in gravidanza e in allattamento.


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Fonte: La medicina dei semplici – Alessandro Formenti

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