Le enteriti neonatali dei vitelli: consigli pratici per una zootecnia migliore.

In un settore come quello della zootecnia da latte, la gestione igienico-sanitaria riveste certamente un ruolo chiave : la produzione aziendale impiega tutte le sue energie per fornire un alimento destinato al consumo umano, che pertanto dovrà essere sano e nutriente. Sebbene la gestione sanitaria debba essere applicata in ogni settore dell’allevamento e in modo continuo, in questa sezione verrà affrontata esclusivamente la conduzione zootecnica dei vitelli, in particolare la gestione delle enteriti virali, allo scopo di dare alcune indicazioni di massima per ottimizzare le produzioni.

Come tutti i soggetti neonati, anche il vitello è particolarmente esposto al rischio di enteriti, ovvero infiammazioni dell’intestino causate dall’azione di agenti patogeni (virus, batteri, parassiti), o da errori legati alla scorretta somministrazione dell’alimento. La vulnerabilità alle enteriti, è legata alla scarsa competenza immunitaria dell’animale, che non gli consente di produrre anticorpi difensivi nel lasso di tempo necessario a prevenire la sua disidratazione. Si può intervenire, per quanto riguarda gli anticorpi, mediante l’assunzione di colostro di buona qualità, entro le prime ore di vita. Il colostro, deve essere ingerito il più presto possibile dopo la nascita per un assorbimento efficiente e sufficiente non solo delle immunoglobuline ma anche di acidi grassi (essenziali e non essenziali) e vitamine liposolubili (β-carotene, retinolo e α-tocoferolo) (J.W.Blum, 2006). La vaccinazione della madre contro E.coli, rota- e coronavirus, può essere un valido sistema per migliorare la qualità del colostro, e quindi, la protezione del vitello.

Riguardo alla disidratazione, che causa, oltre alla perdita di acqua, anche quella di ioni vitali per l’animale (sodio, cloro, bicarbonato), è fondamentale individuare tempestivamente i sintomi, per intervenire nel minor lasso di tempo possibile. Gli interventi messi in pratica per risolvere le enteriti, si basano sul ripristino dello stato di idratazione e sull’azione diretta contro i patogeni che l’hanno generata, oltre che sulla somministrazione di vitamine e fermenti lattici, per accelerare la guarigione della mucosa e dell’intestino. La valutazione dello stato di idratazione è indispensabile per poter determinare l’adeguata quantità di fluidi da somministrare al vitello malato (M.Colombo, 2006). Tra i numerosi metodi proposti, quelli realisticamente applicabili in campo si basano sulla valutazione della elasticità cutanea oppure dell’infossamento oculare, secondo gli schemi riportati da Walker et.al (1998).

In conclusione…

Qualsiasi intervento volto a risolvere il problema , deve soddisfare i seguenti requisiti: reintegrare la quantità di ioni Cl, HCO3, Na+ e K+  perduta, ripristinare la volemia (le forme diarroiche comportano una perdita di liquidi con conseguente addensamento di sangue), contrastare l’acidosi sopraggiunta ed apportare energia prontamente utilizzabile.

Per quanto riguarda l’assunzione di colostro, se l’animale non manifesta il riflesso della suzione, può essere necessario somministrare il colostro con una sonda oro-esofagea, costituita da materiale morbido, flessibile e lavabile; il colostro è un liquido molto denso che tende ad aderire alle superfici con cui entra in contatto. Se l’operatore non è pratico, può ovviare versando delle gocce d’acqua nella sonda: colpi di tosse o tentativi di retrazione da parte del vitello indicheranno che il liquido è arrivato nei polmoni.

Poiché la quantità giornaliera di colostro prodotta dalle vacche supera il fabbisogno quotidiano di assunzione colostrale, si può prevedere di istituire una banca del colostro. Si tratta di una scorta di bottiglie  di plastica riempite di colostro e conservate in congelatore. Prima dell’utilizzo occorre portare  gradualmente il prodotto a una T di 45-50°C; questo consente di evitare shock termici, altrimenti la frazione proteica del colostro – che contiene le immunoglobuline – rischia di essere denaturata e quindi non più utile. La banca del colostro è importante per quei casi in cui, sfortunatamente, non si può fare affidamento sulla vacca nutrice.

Riguardo alla somministrazione dei fermenti lattici, bisognerà tener conto del fatto che questi sono vivi; anche in questo caso, l’attenzione principale deve essere rivolta alla temperatura di somministrazione. Non devono essere disciolti in latte troppo caldo e, soprattutto, sono da utilizzare al termine della terapia antibiotica per via orale, altrimenti sono immediatamente uccisi e non possono esercitare la loro azione.

Bibliografia.

La gestione sanitaria nell’allevamento della bovina da latte (D. Bottini, 2009);

Nutritional physiology of neonatal calves (J. W. Blum, 2006);

Le diagnosi differenziali nelle enteriti neonatali del vitello (M. Colombo, 2000);

Principi di trattamento della diarrea del vitello (P. D. Constable, 2010).

Dott. Agr. Lucrezia Verdone

Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali all'Università di Pisa (PI), regolarmente iscritta all'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali con competenze in ambito zootecnico e paesaggistico.

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